lunedì 6 febbraio 2012 RegistrazioneLogin

Come deve essere compilata la scheda grigia

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Tema della Sicurezza Riduci

 

Alessandro Sterpa a nome del Gruppo consiliare del Partito Democratico – L’Ulivo. “Permettetemi di fare insieme alcuni ragionamenti che potrebbero aiutarci ad impostare la discussione di oggi, in modo tale che i cittadini di questa parte di Roma possano assistere ad una riunione utile, pratica e concreta. Noi vorremmo uscire da qui avendo adottato insieme un atto di indirizzo concreto per il raggiungimento di impegni realistici e non atti che creino solo false aspettative o assecondino inutili professioni di fede da una parte o dall’altra. Il Consiglio straordinario è dedicato – anche in ragione delle drammatiche vicende recenti - a due temi strettamente connessi: la legalità e la sicurezza. Noi dobbiamo partire dal dato che si tratta di due cose diverse. La legalità è costituita dalla pretesa al rispetto, da parte di tutti i consociati, della legge, e dalla garanzia della sua applicazione da parte dell’autorità di pubblica sicurezza, della magistratura e dell’amministrazione. La sicurezza, invece, è la capacità di garantire ad ogni individuo della nostra comunità la possibilità di godere in modo sereno della propria quotidianità, di costruire il proprio progetto di vita e di immaginare il proprio futuro. Allora, io credo che il dramma strutturale di questo nostro paese (un dramma che non è di destra o di sinistra o di centro, ma che è un dramma italiano) è che la legalità, ossia il rispetto e l’applicazione della legge, non è di per sé oggi condizione sufficiente a garantire la sicurezza. Siamo in un paese nel quale alcune regole della nostra convivenza civile sono scritte male, anzi malissimo; sono scritte così male che non se ne può garantirne la sicura ed efficace applicazione. Per questo, non basta parlare di legalità per parlare di sicurezza; non basta dire che non si applicano le regole; qui, il vero problema è l’assenza di quelle regole la cui applicazione, la cui semplice applicazione, produrrebbe sicurezza. Vedete, la mancanza di queste regole – che possono essere poste solo con la legge statale – è una debolezza strutturale per la quale hanno responsabilità tutti coloro i quali avrebbero potuto e dovuto adottare quelle norme. Su questo non può esserci un indecoroso rimbalzo di responsabilità politica; quello che c’è è un dato oggettivo: da parte sua, il centrodestra, che ha governato dal 2001 al 2006 avrebbe potuto adottare una adeguata legge di sostegno alla domanda di sicurezza, ma non l’ha fatto. Dal 2006, da parte sua, il centrosinistra ha atteso troppo tempo, 1 anno e mezzo, per adottare alcune prime regole con il Decreto legge entrato in vigore ieri e per cominciare ad approvarne altre con il c.d. “pacchetto sicurezza”. Per questo motivo, da qui, da un territorio che ha sentito il terrore dell’insicurezza, deve partire una condanna forte, unitaria, comune ad una classe politica nazionale, ferma, bloccata e troppo debole. Una classe politica preoccupata a mantenere in vita un tipo di bipolarismo sterile e solo oppositivo, a dire “è colpa di Berlusconi” o “è colpa di Prodi”, ad annunciare elezioni, crisi e rimpasti. La nostra deve essere una condanna (la nostra di tutti noi) – rivolta sia a chi confonde in modo ideologico e sciocco la richiesta di sicurezza che viene dal Paese con la negazione della tolleranza; ma rivolta anche a chi costruisce sulle tragedie e sul dolore un indegno circo mediatico di propaganda personale e partitica; né l’uno, né altro modo di affrontare i problemi vivi del Paese sono degni di una classe dirigente, sia essa di centro destra o di centra sinistra, sia essa al governo o sia all’opposizione. Allora l’invito è ad adottare oggi un testo risolutivo unitario, da votare insieme, centrodestra e centrosinistra, che indichi specifiche iniziative agli organi competenti, che individui aspetti peculiari da affrontare… il Paese ha bisogno di concretezza ed unità… ed è compito del Municipio, del Governo di prossimità, compito nostro, ossia di chi in queste strade ed in questi quartiere ci mette la faccia e la passione civile fornire agli organi competenti (nazionali, regionali, locali), a chi deve fare quelle norme e a chi le deve applicare, indicazioni utili; dobbiamo trasformare il nostro disagio in atto di impulso, affinché si adottino le leggi ed i provvedimenti concreti necessari per combattere l’insicurezza percepita e quella reale in questo territorio ed in altre città dove la situazione è difficile. Allora, con questo spirito, siamo chiamati a ricordare che i profili da affrontare sono molteplici e legati fra loro in un unico quadro di degrado sociale, di illegalità diffusa e di insicurezza. Occorre creare le condizioni normative perché si possa procedere in modo veloce ad espellere dal territorio nazionale tutti i cittadini stranieri (comunitari e non) che incrinino la libera e serena convivenza civile, perché condannati a reati contro le cose o le persone, perché non in grado di dimostrare la fonte di reddito utile alla propria legale sussistenza… occorre accertarsi che i Governi dei Paesi di origine concorrino al rispetto della legalità ed occorre pressarli in sede comunitaria ed internazionale; occorre punire col carcere chi, espulso, rientra in Italia. Occorre combattere con fermezza tutti gli insediamenti abusivi sorti sul territorio, abbattendoli e provvedendo al controllo degli occupanti; Occorre punire applicando norme adatte allo scopo, ma non basta, attenzione, punire. Allo stesso tempo, occorre anche combattere e reprimere tutti i fenomeni che stanno intorno a questa situazione di illegalità e che concorrono a definirla, a creare il contesto dove questo degrado si costruisce; occorre reprimere fino in fondo tutte le forme di sfruttamento degli stranieri in Italia; nelle forme vergognose del caporalato che ogni mattina proprio Tor di Quinto all’incrocio della Tangenziale ci sbatte davanti agli occhi; nelle forme della prostituzione; nelle mille forme di lavoro in nero nelle imprese italiane nelle angosciose forme dell’accattonaggio minorile; occorre sostenere gli stranieri che le regole di questo Paese le rispettano, che lavorano in regola, che aiutano il nostro Paese svolgendo mansioni altrimenti non ricopribili; occorre avviare le bambine ed i bambini di questi stranieri all’istruzione pubblica e all’inserimento nel tessuto sociale e culturale del Paese, perché sono loro il primo vero baluardo di legalità e di controllo sociale degli stranieri delle generazioni successive. Occorre un’azione integrata fatta di azioni punitive e di azioni costruttive di comunità. Una parte di queste esigenze, oggi, è soddisfatta dal DL approvato, ma non basta. E siccome non basta, sul resto di quanto c’è da fare occorre creare una convergenza politica ampia e solida, che sfidi gli atteggiamenti ideologici o personalistici, i fondamentalismi e la demagogia che, purtroppo, sono vivi in questo Paese.. Solo così saremo degna classe dirigente della nostra Italia, solo così daremo una risposta concreta; solo così ridaremo fiducia alla politica e al Paese. Non posso credere di vivere in un Paese dove la sicurezza (ossia quella che abbiamo definito come la capacità di garantire ad ogni individuo della nostra comunità la possibilità di godere in modo sereno della propria quotidianità, di costruire il proprio progetto di vita ed il proprio futuro) sia una questione di parte. No, mi rifiuto di crederlo. L’alternativa a questo percorso è costituita dal declino sociale di tutta la comunità e della sua classe politica; noi, consiglieri del Partito Democratico, non accettiamo di ridurre il tema della sicurezza alla stupida vittoria politica di qualcuno contro qualcun altro; non si baratta il vantaggio personale o di un partito con un dramma irrisolto del Paese. Noi vogliamo pensare al Paese e per questo presentiamo una proposta di risoluzione di ispirazione unitaria. Diteci dunque se oggi, proprio a partire da questo nostro territorio così duramente colpito, possiamo cominciare a farlo insieme”. Gruppo Consiliare Municipio Roma XX Partito Democratico – L’Ulivo Alessandro Sterpa, Massimo Denaro, Giulio Casali, Francesco Scoppola, Marco Tolli, Daniele Torquati, Giovanna Tomassini, Gianfranco Pongetti.

 

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